Legalità

Mafie: nuovi aiuti agli imprenditori e rilancio delle imprese confiscate

 

CCIAA e Mafia La Camera di Commercio in partnership con Libera tra “pronto intervento” e rilancio

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Si muovono tra solidali legami territoriali e partnership europee i nuovi progetti della Camera di Commercio di Reggio Emilia in materia di contrasto del crimine organizzato e sostegno alle imprese colpite dai fenomeni ad esso legati

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L’Ente camerale, un anno dopo la nascita del “Centro di formazione e di analisi” sui fenomeni di illegalità legati alla criminalità organizzata, creato in collaborazione con la Fondazione “Antonino Caponnetto” di Firenze, lancia infatti un nuovo servizio di “pronto intervento” a sostegno degli imprenditori reggiani colpiti da fenomeni quali estorsioni, ricatti, usura, minacce e, contemporaneamente, “adotta” sette imprese confiscate alla mafia del nord, inserendosi così nel progetto transnazionale “Sos Legality”, sostenuto dalla Commissione dell’Unione Europea”, al pari delle consorelle Camere di Commercio di Siracusa e Caserta, che a propria volta seguiranno altrettante imprese in altre aree del territorio italiano.

In entrambi i casi, i progetti si sviluppano in stretta collaborazione con Libera, l’associazione nazionale alla cui azione si lega la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie e che oggi è punto di riferimento per oltre 1.500 espressioni della società civile (associazioni, gruppi, scuole, ecc.).

In quest’ultimo anno – sottolinea il presidente della Camera di Commercio, Enrico Bini – abbiamo sostenuto gli imprenditori reggiani con diverse iniziative di informazione e formazione sui rischi legati alla criminalità organizzata e sulla specificità delle infiltrazioni all’interno di comparti come quelli dell’autotrasporto, degli appalti e del commercio”.

Di fronte a fenomeni che tendono comunque ad acuirsi in presenza di una crisi che accresce la fragilità delle imprese ed aumenta i rischi a carico degli imprenditori, soprattutto in materia di estorsioni e usura – prosegue Bini – ora è disponibile un nuovo punto di ascolto e sostegno agli imprenditori che già sono oggetto di queste azioni del crimine organizzato, garantendo così tutti quei sostegni (legali, psicologici, sicurezza personale) che si rendono necessari per evitare che le paure si associno a quella solitudine e a quel senso di impotenza che rappresentano le fondamenta sulle quali cresce l’omertà”.

Gli imprenditori, dunque, potranno chiamare il nuovo numero telefonico attivato dalla Camera di Commercio (0522/796222) e, dopo il primo momento di ascolto, saranno aiutati da Libera, in un clima di assoluta riservatezza e in ambienti scelti di volta in volta proprio per ragioni di sicurezza.

Questo – spiega Davide Pati, dell’Ufficio di presidenza di Libera – è uno dei modi più efficaci per aiutare gli imprenditori, sui cui disorientamenti e sulle cui sofferenze si innesta la violenza delle azioni del crimine organizzato: offrire un affiancamento e un sostegno è, dunque, un’azione umanamente doverosa, ma anche una delle più efficaci in termini di contrasto delle infiltrazioni”.

Accanto al nuovo sportello d’ascolto e d’intervento, come si è detto, parte poi un secondo progetto legato al recupero produttivo e sociale dei beni confiscati alla mafia.

Anche in questo caso in collaborazione con Libera, la Camera di Commercio di Reggio Emilia seguirà – ed è tra le Camere di Commercio italiane impegnate su questo progetto europeo, insieme a quelle di Siracusa e Caserta – il cammino futuro (dai due ai tre anni) di sette aziende (sono 21 in totale quelle sotto “tutela” dei tre enti) sequestrate alla mafia ed indicate dall’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati.

Una sorta di “adozione” che prevede interventi per nuovi modelli di governance, innanzitutto, e un’assistenza su tutti i passaggi per il rilancio di attività che realizzino un virtuoso equilibrio tra legalità e sviluppo. Il progetto è sostenuto dall’Unione Europea, anche con appositi finanziamenti, ed è proprio alla UE che la Camera di Commercio presenterà il report sull’iniziativa. “Un prototipo, in sostanza – spiegano Bini e Pati – dal quale potrebbero nascere più organiche e stabili azioni di questa natura, aggiungendo così nuove possibilità di recupero economico e sociale dei beni confiscati alla criminalità”.

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